Capodanno mediterraneo: a tavola sotto il segno del buon auspicio

Capodanno mediterraneo: a tavola sotto il segno del buon auspicio

agnello alla greca

Capodanno, come dice il termine, è il primo giorno dell’anno che nel mondo moderno cade il 1º gennaio del calendario gregoriano in uso nella stragrande maggioranza degli Stati. Èun giorno di festa e a tavola tutto è nel segno del buon auspicio e dell’abbondanza. Ad essere precisi esistono altri capodanni anche nel Mediterraneo: per chi segue il calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C. (precedentemente il primo giorno dell’anno era il 1º marzo), ad esempio alcune chiese ortodosse, religiosamente si festeggia nel giorno corrispondente al 14 gennaio gregoriano.

Nei vari paesi i festeggiamenti erano derogati a momenti e con significati diversi finché nel 1691 papa Innocenzo XII emendò il calendario del suo predecessore stabilendo che l’anno dovesse cominciare il 1º gennaio. In Italia dalla mezzanotte del 31 dicembre si consumano lenticchie, auspicio di denaro, cotechino o zampone sinonimi di abbondanza, e frutta, in particolare uva, simbolo di vita.

In Spagna ad esempio ai rintocchi della mezzanotte si mangiano dodici chicchi d’uva. Anche il melograno e le monete d’oro di cioccolato indicano buona fortuna come nel nord i piccoli maialini di marzapane. Il sud italiano in generale è un meticciato a tavola.

CastagnelleDal Salento al Gargano le feste fanno rima con baccalà, non solo fritto come preferiscono i baresi ma anche infornato con cipolle e patate, assieme all’anguilla pancia gialla pescata nel lago di Lesina: è il pesce il trade union enogastronomico. Si chiude con i dolci rigorosamente fatti in casa da nonne e mamme: cartellate, castagnelle, sassanelli, paste reali, fichi secchi al cioccolato.

In Calabria, nel cosentino, la fine e l’inizio hanno il sapore della giurgiulena, una specie di torrone con semi di sesamo, miele e mandorle. Nella città italiana più araba e mediterranea, Trapani, città del sale e del vento, non ci sono grandi tradizioni se non infiltrazioni nordiche e ricordi di un tacchino ripieno di maccheroni che si faceva nelle antiche famiglie oppure lo sformato del Gattopardo, una pasta condita con broccoli (che però si mangia anche in altri periodi dell’anno), carne, tuma e poi sformata. Diverso è per il Natale: la notte baccalà e broccoli; a pranzo il cous cous di pesce. In Francia si usano foie gras, ostriche, lumache e frutti di mare.

lukanikaIn Grecia, anche se preferisce la Pasqua come festa familiare nazionale, protagonista è l’agnello alla glastra, cotto in un letto di cenere scavato nel terreno come si faceva secoli fa. La lukanika è la salsiccia ripiena di cipolla e su richiesta anche di arancia alla brace, accompagnata da prassopita e spanakopita, torte di feta e verdure. Non può mancare il pastizio, un timballo di pasta, carne tritata e spezie al forno. Tra i dolci i kurabiedes, biscotti dolcissimi, il melomakarono con noci tostate, il kataif a base di noci. E il primo dell’anno si taglia la Vasilopita, la torta in onore di San Basilio con una moneta: chi la trova va incontro ad un anno fortunato. Un’altra tradizione è quella del melograno, secondo la quale ogni ospite che entra a casa di un amico o parente deve rompere il frutto gettandolo a terra: più chicchi si spargeranno più fortuna avranno i proprietari di casa. Inoltre si mangiano frutta secca, dolcetti, e melomakarona, biscotti con miele o sciroppo.

A Malta uno dei chiasmi più ricchi tra ricordi siciliani, influenze ottomane – anche se gli Ottomani non sono mai riusciti a conquistare l’isola – arabo-tunisine e inglese che tra Natale e Capodanno si fanno sentire soprattutto nei dolci i vari influssi e non è raro trovare accanto alla pasticceria mediterranea i tipici dolci inglesi.

Ilaria Guidantoni