A Natale il Mediterraneo diventa dolce

A Natale il Mediterraneo diventa dolce

Kourabiedes

Il Natale è una ricorrenza che come sappiamo è legata al culto del sole nello Zoroastrismo e del sol invictus, molto prima di diventare una festa cristiana. La data del 25 dicembre come nascita del Cristo lega cattolici, protestanti, anglicani ed evangelico-luterani. La Chiesa greco-ortodossa orientale, copta, e armena lo festeggia il 7 gennaio. Almeno nel Mediterraneo rappresenta l’inizio delle celebrazioni per la fine dell’anno, festeggiata da tutti i popoli, al di là delle convinzioni religiose e dell’anno liturgico della propria confessione.

Essendo anche nella trascrizione laica, la festa della famiglia, rappresenta per eccellenza l’idea del nutrimento e della riunione degli affetti intorno alla tavola. Per questa ragione il cibo diventa particolarmente importante e nel tempo e nei luoghi la contaminazione è stata forte. Tra l’altro il mondo musulmano ha accolto dal punto di vista dottrinale la nascita del Cristo – considerato il più grande profeta dopo Maometto – e la figura della Vergine Maria, l’unica donna chiamata per nome nel Corano e definita ‘santa’.

È soprattutto nel dolce che si esprime questa festività anche per l’elemento decorativo che offre.

Sulle tavole trionfa la frutta secca e in particolare i datteri, frutto sacro dell’Islam la cui raccolta è a fine ottobre ed ecco che sono pronti proprio per Natale, confezionati in varie fogge proprio secondo le ricette arabe, con farciture alla pasta di mandorla, pistacchi e frutta secca; così come il melograno.

CannoliIn Sicilia, a parte la cassata, i cannoli trionfano in questo periodo perché è la stagione più fredda dell’anno e storicamente consentiva alla ricotta di non deteriorarsi. La sua origine è incerta. Qualcuno racconta che sia un dolce di Carnevale, altri che sia stato creato in un convento di clausura e si sono create intorno a questo dolce le leggende più strampalate; altre voci, infine, dicono però che sia stato inventato in un ħarem saraceno per deliziare il sultano, a Caltanissetta, la città araba kalt el-nisaoun, il castello delle donne.

I primi piatti natalizi siciliani legati alla tradizione sono lo sfincione, tipico del palermitano, l’equivalente della pizza napoletana il cui nome potrebbe derivare dal latino spongia e dal greco spòngos, spugna, o da un termine arabo per definire una frittella di pasta e miele. La base è costituita dal pane, morbido e alto, guarnito da una salsa a base di pomodoro, cipolla, acciughe, origano e pezzetti di caciocavallo ragusano.

ScacciaNon si devono dimenticare la scaccia, tipo di focaccia ripiena preparata per la Vigilia e il timballo, sformato di pasta o di riso, condito con ingredienti diversi preparato al forno con anelletti, melanzane fritte, uova sode, piselli e formaggio. Infine la pasta con le sarde che sembra risalire ai tempi dell’assedio degli arabi sotto il generale Eufemio.

La cucina armena, ricca, colorata ed elaborata, si ispira alla tradizione mediorientale, circondata da tutti popoli musulmani. A Natale si prepara una zuppa dolce, l’anush (dolce) abùr (zuppa-minestra), un classico esempio di commistione interculturale, servito come dessert. Il largo uso di frutta secca, e più in generale di frutta, è tipico dell’Armenia, famosa per le coltivazioni di frutta, in particolare albicocche e melograni, noci e mandorle.

Anche in Grecia il Natale è un chiasmo: i kourabiedes, pasticcini alle mandorle e burro di capra che risalgono alla seconda metà del 1400, dopo la conquista ottomana. Si narra che fu proprio per rendere onore ai nuovi conquistatori che i pasticceri greci diedero ai dolcetti la tipica forma a mezzaluna.

torrone_AlicantePerfino la cattolicissima Spagna attinge dal mondo arabo: il torrone, in particolare quello morbido di Jijona e quello di Alicante, più duro; e il marzapane, con mandorle e zucchero, solitamente presentato sotto forma di “figure” anche alla base di molti dolci.

Per i cristiani che si trovano a festeggiare il periodo natalizio nel sud del Mediterraneo, si sentiranno a casa soprattutto in Tunisia e in Marocco dove, rispettivamente, troveranno le tradizioni siciliane e francesi, in salsa maghrebina.

Ilaria Guidantoni