Podere Concòri: vino e convivialità si vivono in Garfagnana

Podere Concòri: vino e convivialità si vivono in Garfagnana

Podere Concòri

Garfagnana, Appenino tosco-emiliano. Qui si racconta una storia fatta di sfida e passione per la vigna e il vino. Il protagonista è Gabriele Da Prato, titolare del Podere Concòri.

Gabriele produce vino, ma non solo. Produce cultura del vino: ed è proprio da quest’aspetto che ha inizio l’intervista.

Gabriele, come si esprime nella tua attività la cultura del vino e della vigna?

Gabriele Da Prato
Gabriele Da Prato

«Innanzitutto dalla vocazione della territorio. L’Appennino tosco-emiliano è una zona con un microclima caratterizzato da forti escursioni termiche. Produrre vini in questo territorio è stato difficile, ma questa era la sfida. Quando ho iniziato qui, alla fine degli anni Novanta, volevo riuscire a produrre un vino di qualità, attraverso un approccio biodinamico che esprimesse le particolari caratteristiche di fertilità di questo terreno, senza omologazione. E per me qualità vuol dire equilibrio di acidità, freschezza, bevibilità ed eleganza».

Parlaci degli inizi…

«L’azienda è di quattro ettari con cinque vigne. Il progetto è nato al mio rientro dalla Borgogna: avevo già le idee chiare su cosa piantare. Nella parte più bassa delle vigne abbiamo trovato giacimenti molto sabbiosi, quindi un terreno più ricco di silice, adatto magari a piantare legumi, ma più ostico per la vite. Da qui si derivano vini a maggiore gradazione alcolica. Nella parte più ad ovest, il terreno era roccioso, adatto a vini più ‘complessi’ cioè dotati di maggiore finezza ed eleganza»

Quali difficoltà hai trovato e quali soddisfazioni?

«Come ti dicevo abbiamo affrontato un territorio duro, una zona impervia e piovosa. Negli ultimi quindici anni qui in provincia di Lucca si sono vissute stagioni monsoniche: piogge abbondanti, sole e di nuovo pioggia. L’agricoltura biodinamica (molto seguita in Toscana, ndr) mi ha permesso di lavorare in simbiosi con il terreno e le sue trasformazioni cercando di riuscire a cogliere il meglio. Ma poi c’è stata un’altra difficoltà…»

Quale?

«La cultura del vino di questo territorio, incentrata più sulla quantità che sulla qualità. Si scontava il retaggio di una tradizione contadina senza aprirsi a progetti più ambiziosi. Ci sono state, tuttavia, anche soddisfazioni.

Parliamone…

«Ho avuto la fortuna di incontrare il grande Luigi Veronelli che è stato per me una stella polare. Mi ha spronato a crederci. Riguardo alle soddisfazioni, oltre ai riconoscimenti della critica di settore, penso a quelli del pubblico. Penso alle persona che ancora incontro in giro per i locali e apprezza il mio vino Melograno».

Presentaci, quindi, il vino Melograno.

Podere Concòri«Tutto è nato da una passeggiata nelle vigne con Veronelli. Lì nei pressi ci sono due piante centenarie di melograni. Eravamo nel periodo di autunno inoltrato, quando il frutto ha un colore fantastico. Subito abbiamo pensato al nome, Melograno appunto, che trasmette positività. Il vino è un blend di Syrah con vecchi vitigni, piantati da mio bisnonno, mio nonno e mio padre. È un vino che si sposa con i primi e gli stufati».

Chi sono gli estimatori del vino del tuo Podere?

«Sono le osterie e quei locali in cui ci si può permettere ancora il lusso di stappare una bottiglia di vino all’insegna della convivialità. È bello parlare del vino, guardandosi negli occhi».

Per finire, perché la storia del tuo vino e della tua azienda poteva raccontarsi solo in Garfagnana?

«Ti ringrazio per la domanda. Perché la mia famiglia da quattro generazioni ha gestito un’osteria, frequentata in passato anche dal poeta Giovanni Pascoli. Cibo, vino e convivialità rimangono i pilastri di questa storia».

Podere Concòri

Giorgio Trichilo