Tenuta Mainardi: il buon vino tra il Cilento e il Mediterraneo

Tenuta Mainardi: il buon vino tra il Cilento e il Mediterraneo

Marco Serra

Siamo nel territorio del comune di Aquara (Salerno) tra ulivi secolari, macchia mediterranea e viti: il segno di storia, tradizione e cultura enogastronomica custodite a pochi passi dal Parco Nazionale del Cilento.

Di questa storia si sente parte integrante Tenuta Mainardi: un’azienda che da tre generazioni è condotta dalla famiglia Serra.

Oggi alla guida della Tenuta Mainardi, c’è Marco Serra. Si è specializzato alla Scuola Enologica di Alba e all’Università di Torino per poi ritornare al sud, in Campania. Oggi con i suoi fratelli è pronto a traghettare l’azienda nel futuro nel pieno rispetto del passato.

Quando Marco apre le porte della sua cantina a Nutrito Magazine, ci conquista subito per la sua simpatia e la sua verve di giovane imprenditore: ed è proprio da qui, da questo entusiasmo, che prende spunto l’intervista.

Tenuta MainardiMarco, quanti anni ha?

«Trentasette, ma la mia attività ha una storia che lega tre generazioni. I miei nonni già coltivavano uve da vino, vinificando solo per uso famigliare. Io sono nato in questo ambiente, e fin da piccolo ero appassionato di questo mondo. Diciamo che sono cresciuto a Topolino e Gambero Rosso!».

Da quale aspetto è stato affascinato da ragazzino per decidere di proseguire in questa professione?

«Sono stato subito colpito il senso della sfida che c’è alla base di ogni vendemmia. Il vino non è un prodotto omologato, quindi ogni anno è una partita tra l’uomo e la natura per conseguire un buon risultato. Noi viticoltori dobbiamo forgiare quello che la natura ci offre per raggiungere il risultato: e durante la vendemmia la scommessa puntualmente si riapre».

SintonieQuale sono i vini di Tenuta Mainardi? Ce li presenti

«Abbiamo due rossi e un bianco. Il Codacchi è un blend 50% Aglianico e 50% Barbera, quest’ultimo vitigno che è stato impiantato qui da noi nel dopoguerra. L’altro rosso, il Fratis, nasce da uve di Aglianico, Barbera e Merlot. Il bianco è un Moscato, denominato Sintonie».

Qual è il vostro mercato di riferimento?

«Principalmente Horeca: ristoranti, enoteche, winebar. Come aree geografiche: principalmente la Campania, siamo presenti anche nel nord Italia, Francia e Germania

Lei si è formato ad Alba, nel Piemonte, una zona riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità anche per il vino. Cosa ha trasferito di questa esperienza nella sua attività?

«I miei anni di formazione ad Alba mi hanno trasmesso un valore fondamentale: credere nelle materie prime del proprio territorio. In secondo luogo, puntare sempre a livelli di alta qualità del lavoro e del prodotto: sono gli unici elementi che ci fanno distinguere sul mercato. Da non sottovalutare, poi, l’importanza della conoscenza scientifica della materia che si lavora. Per finire, il valore del marketing territoriale».

Tenuta MainardiLei mi offre lo spunto per una domanda, già posta a qualche suo collega: cosa vuol dire essere produttori di vino nel sud Italia?

«Vincere una lotteria! (ride). Il panorama si è sviluppato parecchio, grazie anche a nuove figure di imprenditori più giovani che si muovono sul web e sui social. C’è, tuttavia, ancora molta strada da fare: occorre fare squadra sia per quanto riguarda le tecniche produttive sia riguardo alle strategie di marketing del territorio e di valorizzazione del prodotto. Pecchiamo ancora di individualismo.».

Tenuta Mainardi

Giorgio Trichilo