Enrico Cascella Spinosa: vino, passione e cultura

Enrico Cascella Spinosa: vino, passione e cultura

Spinosa bottiglie

Veneto, Valpolicella. Tra queste colline, il vino ha scritto la storia di molte aziende. Questo territorio è diventato un marchio che riassume qualità, culto della tradizione, capacità imprenditoriale. Di questa zona è figlio orgoglioso Enrico Cascella Spinosa, titolare di Villa Spinosa. Enrico ci apre le porte e dà il benvenuto a Nutrito per questa intervista.

Enrico Cascella Spinosa
Enrico Cascella Spinosa

Secondo lei quale caratteristiche deve possedere un imprenditore del vino?

«Penso che ne debba avere più di una. Prima di tutto, la passione per questo lavoro: è la vera molla, il motore. Occorre, inoltre, tenere presenti le diverse componenti di questa professione: bisogna saper gestire un vigneto, saper trasformare le uve in vino, e poi l’imbottigliatura, la promozione, la comunicazione, il marketing. Ognuno di questi aspetti non può essere separato dagli altri, ma coordinato strategicamente».

Alla luce della sua esperienza trentennale nel settore, come è cambiato l’approccio al vino da parte dei consumatori italiani?

«Sì, c’è stata una mutazione culturale. Una volta – parlo di quaranta, cinquant’anni fa – il vino era bevuto dalla maggior parte dei consumatori per il suo apporto energetico. Era considerato un alimento tout court. Per questo il consumo pro capite era maggiore. Oggi si beve meno, ma si beve meglio: ci si avvicina al vino, cercando di approfondire la cultura di cui esso è portavoce».

La sua azienda è impegnata in questa attività di promozione della cultura enologica?

«Fare vino vuol dire fare cultura. Per questo noi di Villa Spinosa affianchiamo all’attiva produttiva l’agriturismo. Il modo migliore per conoscere un vino è immergersi nel suo territorio. All’interno dell’agriturismo, si respirano atmosfere, si coltivano relazioni che secondo me rappresentano il miglior modo per fare marketing. Un modo fondato sulla vicinanza, il calore, lo scambio reciproco tra le persone: nella cultura del vino, a differenza di altri prodotti, c’è anche questo che va oltre la qualità». 

La qualità non è quindi sufficiente?

«La qualità non è un valore, ma un prerequisito. È normale che il vino debba essere buono. Ma il suo valore aggiunto è la sua tipicità, la sua specificità da un punto di vista territoriale».

Il consumatore estero e il vino italiano. Come valuta questo rapporto?

Vigneti Villa Spinosa«Il consumatore straniero identifica il vino come la miglior espressione del Made in Italy. Si tratta di un brand di grande forza. Di questo, in Italia a volte non ce ne rendiamo conto. Dovremmo, invece, sostenere sempre meglio il nostro marchio per il suo valore culturale, storico e, naturalmente, economico».

I giovani e il vino: stanno crescendo buoni imprenditori?

«Ce ne sono, alcuni molto promettenti. Il mio consiglio è di lavorare con i piedi per terra. C’è differenza tra diventare più grandi e crescere. Nel primo caso è solo questione di numeri; nel secondo vuol dire maturare professionalmente attraverso scelte ponderate e una visione di medio e lungo periodo. Insomma, il successo che conta si vede alla distanza».

Per finire, come è andata la vendemmia quest’anno e quali sono le previsioni per il vino?

«Ottime. Quest’anno il meteo è stato dalla nostra parte, favorendo un’eccezionale maturazione dell’uva. Soprattutto quei quindici giorni prima della vendemmia sono i più importanti: l’alternanza di giornate calde e notti fresche come quest’anno ha veramente aiutato il processo di maturazione. Annate così non succedono spesso, quindi è un evento di cui rallegrarci».

Villaspinosa

Giorgio Trichilo