Francesco Rizzo: il mio vino, il mio amore per Pantelleria

Francesco Rizzo: il mio vino, il mio amore per Pantelleria

tappi vinisola

Ci sono amori che nascono nell’infanzia e uno se li porta dentro tutta le vita. Capita anche che, superati i cinquant’anni, il richiamo di questo sentimento riemerga forte e intenso, tanto da decidere di cambiare vita. Come finisce la storia? Lasciamola raccontare a Francesco Rizzo, titolare di Vinisola, a Pantelleria: dall’isola dei celebri capperi un’esperienza che unisce passione, imprenditorialità e qualità Made in Italy.

Francesco Rizzo
Francesco Rizzo

Francesco Rizzo lei non ha un accento siciliano, come si spiega?

(Ride) «Dopo molte generazioni, io sono il primo della mia famiglia a non essere nato a Pantelleria. I miei genitori si erano trasferiti vicino a Varese, ho trascorso però il mio primo anno e mezzo di vita con i miei nonni sull’isola. Quando sono ritornato in Lombardia non mi capivano perché parlavo solo siciliano. Con il tempo ho perso l’accento, perché sono cresciuto al nord, dove ho studiato e lavorato. La passione per l’isola mi è rimasta dentro finché nel 2010 ho fatto una scelta».

Quale?

«Ho lavorato come direttore finanziario di una multinazionale, dopo i cinquant’anni ho dato una svolta alla mia vita professionale. La mia famiglia possedeva dei terreni a Pantelleria e allora, insieme a un gruppo di amici – anche loro proprietari di terreni – mi son chiesto se non fosse il caso di creare qualcosa nell’isola nel campo vitivinicolo. Tra questi amici c’è l’enologo Antonio D’Aietti, che vanta trentasei vendemmie ed è considerato da Donato Lanati come il miglior esperto di passito di Pantelleria. È nata, quindi, Vinisola: una produzione piccola, limitata, intorno alle 35mila bottiglie all’anno».

Che vino producete?

Vinisola«Dall’uva zibibbo produciamo quattro vini Dop. Il primo è un passito: si chiama Arbaria, che in dialetto di Pantelleria vuol dire ‘calma piatta’. Poi c’è Zefiro, in omaggio al vento di primavera che porta rinnovamento; quindi un Moscato liquoroso e per finire lo spumante. Quest’ultimo è stata una vera sfida: erano decenni che a Pantelleria non si faceva in loco al 100% uno spumante e noi di Vinisola abbiamo rinnovato la tradizione. Questo spumante è un demi-sec e prende il nome di Shalai, un altro termine dialettale che significa ‘piacere intenso’: quello che offre questo vino alla degustazione».

Qual è il mercato di riferimento di Vinisola?

«Ci rivolgiamo essenzialmente al settore Horeca, enoteche e ristoranti. Siamo un’azienda giovane -prima vendemmia nel 2011, prime bottiglie commercializzate nel 2012 – e per il momento abbiamo coltivato il mercato nazionale, ma cominciamo a guardare verso l’estero con i primi contatti in Germania».

Produrre in una realtà piccola come Pantelleria cosa significa a livello imprenditoriale?

«È una terra con potenzialità, ma c’è ancora molto da fare. Manca un supporto collettivo, la capacità di fare sistema. Bisogna impegnarsi a spingere Pantelleria come brand agroalimentare con ricadute anche sul turismo. Secondo me questa è la direzione».

Siamo alla fine dell’Expo: come imprenditore siciliano come giudica il possibile effetto conomico sull’isola?

«È un grande evento, che avrà ricadute positive anche sulla Sicilia. Per produttori di nicchia come noi gli effetti potranno farsi sentire nel medio, lungo periodo».

Vinisola VendemmiaCome è stata la vendemmia 2015?

«Ottima per quanto ci riguarda. Le prospettive sono di un buon prodotto».

L’Italia batte la Francia nella produzione di vino: come la commenta la notizia di questi ultimi giorni?

«È sempre bello essere primi, ma la Francia, secondo me, rimane davanti a noi in termini di gestione marketing del prodotto. In Italia si punta sulla guerra dei prezzi, anziché valorizzare la produzione in sé. Insomma, i francesi puntano sul brand, sul valore del brand con più coraggio. La competizione deve essere sulla qualità e non solo sul prezzo fino a se stesso. Dobbiamo seguire senza paura questo esempio»

Vinisola

Giorgio Trichilo