UE: formaggio, se finisce tutto in polvere

UE: formaggio, se finisce tutto in polvere

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In questo caos legato alla normativa Ue, in cui la Commissione si appresterebbe ad approvare una procedura d’infrazione contro l’Italia legata all’uso delle polveri per la produzione dei formaggi, c’è un passaggio sospetto, ma illuminante: perché il nostro Paese è stato lasciato solo? C’è un motivo di fondo per cui tanti, troppi Paesi europei non si schierano o fanno finta di niente?

La verità è che finalmente si capisce come il Made in Italy sia una delle poche realtà capace di garantire il consumatore anche sotto il profilo della salute. Perché diciamolo chiaro; qui ci si sta spingendo ogni giorno più in là anche sul fronte alimentare. E non siamo gli unici a sostenerlo; la componente della Commissione Agricoltura della Camera Colomba Mongiello, afferma che: «sicurezza sanitaria e salute dei consumatori sarebbero a rischio autorizzando l’utilizzo di latti in polvere per la produzione di formaggi».

Da parte sua Coldiretti ha già alzato le barricate, sostenendo che: «Permettere l’uso di polveri per i formaggi va contro gli interessi dei consumatori e dei produttori per fare un favore a qualche lobby industriale pronta a speculare anche su questo. Si tratta di una visione miope che non possiamo accettare, soprattutto qui in Lombardia dove produciamo il 40 per cento di tutto il latte italiano e dove le nostre stalle stanno resistendo con le unghie e con i denti contro il crollo delle quotazioni arrivate a 36 centesimi al litro. A Bruxelles con queste decisioni insensate giocano con la vita delle persone».

Queste alcune delle reazioni registrate appena si è sparsa la notizia: ora bisognerà capire se il muro contro muro resisterà, oppure alcune lobby che lavorano incessantemente ai fianchi della Commissione, finiranno per prevalere. È anche una questione di educazione alimentare: gridiamo allo scandalo perché nel mondo si consumano tonnellate di Parmesan spacciato per prodotto italiano, ma alla fine non ci chiediamo perché i consumatori finiscono per acquistarlo. Non vorremmo che per le stesse ragioni, (che non sono solo quelle legate al basso costo) legioni di clienti della grande distribuzione si abituassero, ma forse è il caso di usare il termine ‘si rassegnassero’ tra qualche tempo a consumare formaggi derivanti dalle polveri. Indignarsi va bene, ma non basta più.

Maurizio Ferrari