Wega: la macchina per il buon espresso italiano

Wega: la macchina per il buon espresso italiano

Wega

Solo con una macchina italiana si prepara il buon espresso italiano. Gianluigi Sora, National Manager Account di Wega ci spiega perché.

Wega: in tutto il mondo è sinonimo di macchina per preparare il caffè all’italiana. 30 anni di storia – è nata nel 1985 – con una vocazione internazionale che la vede brand di riferimento in 130 Paesi, con sedi affiliate negli Stati Uniti e in Francia. La voce export dell’azienda trevigiana attualmente rappresenta circa il 60% del fatturato, con prospettive di sviluppo nell’area asiatica e sudamericana.

Dietro questi numeri, ci sono due ingredienti particolari: la fede nel lavoro quotidiano, l’attenzione alla qualità. Wega possiede la certificazione dell’INEI (Istituto Nazionale Espresso Italiano) e fa parte di SCAE (Speciality Coffee Association of Europe), l’associazione europea che ha come finalità la divulgazione della cultura del caffè.

Gianluigi Sora, National Account di Wega, apre a Nutrito Magazine le porte dell’azienda.

Quanto incide la macchina per la realizzazione del caffè?

«Per un 25%. Per fare un buon caffè, oltre alla macchina, ci vogliono un buon macinino, una buona miscela e naturalmente un buon barista».

Quali caratteristiche deve possedere una macchina da caffè di qualità?

«La caratteristica principale è l’equilibrio termico, in modo che si possa ottenere sempre alla stessa maniera e con le medesime proprietà dalla prima all’ultima tazzina di caffè della giornata».

Bisogna scegliere una buona macchina, ma anche saperla usare. Quali accorgimenti seguire?

Gianluigi Sora
Gianluigi Sora

«Come per tutte le macchine, anche per quella del caffè occorre avere una certa cura, la pulizia è quindi fondamentale. Occorre essere attenti alla macinatura, alla pressatura e, non dimentichiamolo, al tempo di erogazione del caffè: intorno ai 25 secondi».

Quali sono gli errori più comuni commessi nei bar o nei ristoranti?

«Si tratta di solito di errori dovuti a fretta e negligenza, nonostante il settore caffetteria abbia una notevole incidenza sull’incasso giornaliero dei locali. Un esempio classico: spesso non si fa flussare l’acqua calda dalla macchina, prima di preparare la nuova tazzina di caffè. È un’operazione importante: serve a eliminare i residui dell’erogazione precedente e mantenere l’equilibrio termico. Un altro errore: in molti bar non viene curata la granulometria della macinatura, per cui il caffè scende molto lento oppure troppo velocemente».

Wega è sul mercato dal 1985. In soli trent’anni è diventato un marchio internazionale, qual è il segreto?

«Non è facile, occorre lavorare sodo e con umiltà. Possiamo innanzitutto contare su una gamma di prodotti di alta qualità. Accanto ai prodotti, naturalmente contano gli uomini: la nostra è una struttura snella, dinamica e con professionalità diversificate, perché le partite si vincono in squadra».

Un punto di forza delle macchine per caffè Wega.

«La qualità. Significa cura del minimo dettaglio e spinta all’innovazione: per essere in linea con la domanda e anticipare le nuove tendenze. È il caso della linea di macchine ‘Concept’ pensate per rispondere all’esigenza di risparmio energetico e sostenibilità ambientale».

Per fare un espresso italiano è per forza necessaria una macchina italiana?

«Non lo dico per presunzione, ma la qualità del prodotto italiano non ha eguali nel mondo. Le nostre aziende di settore hanno acquisito una cultura che non è semplice assorbire in poco tempo. Nell’ambito delle macchine per espresso del canale Horeca, l’Italia è leader assoluto».

Dal suo punto di vista, qual è oggi lo stato di salute del Made in Italy?

«Il Made in Italy conserva il suo appeal e la sua forza espansiva. Le dico una cosa: c’è molto più orgoglio all’estero che da noi. Vorrei che anche qui in Italia si tornasse ad essere più orgogliosi di ciò che sappiamo fare».

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Giorgio Trichilo