Giuseppe Iacono: essere celiaci senza rinunciare al gusto

Giuseppe Iacono: essere celiaci senza rinunciare al gusto

Dr. Giusepe Iacono

La celiachia coinvolge l’8% della popolazione mondiale. Ma essere celiaci vuol dire rinunciare ai piaceri della tavola? La risposta al dott. Giuseppe Iacono

Per tutto il mese di giugno in Italia è stata istituita una campagna di sensibilizzazione dedicata ai disordini alimentari legati alla celiachia e all’allergia al grano, in collaborazione con medici e specialisti nutrizionisti per informare su queste patologie riconosciute recentemente. In Italia sempre più persone soffrono di celiachia, l’intolleranza al glutine che, se diagnosticata in tempo, può essere combattuta a tavola. Come? L’abbiamo chiesto al dottor Giuseppe Iacono, direttore dell’U.O. di Gastroenterologia Pediatrica dell’ospedale ‘Bambino Gesù’ di Palermo.

Cosa si intende per celiachia?

«Con il termine celiachia si intende un’enteropatia autoimmune che si verifica in soggetti geneticamente predisposti a seguito della assunzione di glutine. È la più comune causa di malassorbimento nei paesi occidentali, con lievi differenze nell’incidenza geografica correlate tra l’altro all’età di introduzione del glutine nella dieta».

Con quale accertamento è possibile diagnosticare la malattia celiaca nel paziente?

«La diagnostica è stata più radicalmente modificata negli ultimi anni Allo stato attuale con un prelievo del sangue ed eventualmente con una EGDS con biopsia della II porzione duodenale».

Quali sono le ultime novità relativamente alla celiachia? Esiste una cura alla dieta priva di glutine?

«La terapia della malattia celiaca è la dieta senza glutine, che dovrà essere intrapresa subito dopo la diagnosi ed in maniera rigorosa. È consigliabile per qualche mese dopo la diagnosi assumere latte privo di lattosio data la carenza di lattasi nei villi atrofici. Dati recenti hanno evidenziato come nei soggetti celiaci quantità di glutine da 10 a 20 mg/die possono essere assunti senza determinare conseguenze intestinali e cliniche, ciò permette ai celiaci di evitare prontuari di medicine come succedeva un tempo e nevrosi fobico-ossessive nei confronti di tracce di glutine in stoviglie e pentole. La maggiore chiarezza sul meccanismo patogenetico della celiachia induce ad un maggior ottimismo rispetto a qualche anno fa sulle possibilità di ‘guarire’. Numerosi ricercatori sono ora impegnati su un obiettivo: una vaccinazione nel tentativo di isolare gli enzimi proteolitici, capaci di essere assunti sotto forma di pillole. Risultati concreti sembrano arrivare da studi Italiani su lieviti, in grado di digerire le sequenze tossiche del glutine, permettendo quindi ai celiaci di assumere i prodotti della farina così detossificata».

I bambini affetti da celiachia possono avere un rallentamento nella fase di crescita? E gli adulti che sintomi hanno?

Grano Celiachia«La forma tipica si manifesta da 1 a 6 mesi e oltre dopo l’introduzione del glutine nella dieta, con disturbi intestinali cronici che si accompagna ad arresto e successivamente a calo ponderale. Il piccolo paziente è pallido, triste ed irritabile, distrofico, con ipotonia ed ipotrofia della muscolatura addominale e delle cosce (glutei a borsa di tabacco). Tale quadro è sempre meno frequente visto che i test di screening attualmente a disposizione permettono diagnosi sempre più precoci. Nell’ambito della forma tipica si deve ricordare la crisi celiaca una condizione in cui il quadro precipita per un’infezione virale o per il morbillo. Esiste, soprattutto negli adulti, una forma atipica caratterizzata da sintomi extra-intestinali e manifestazioni secondarie dovute a malnutrizione/malassorbimento, tra queste: bassa statura, l’anemia da carenza di ferro o di acido folico, B12, osteoporosi, dolori addominali ricorrenti, anoressia, ritardo puberale, sterilità».

L’assenza di glutine nei cibi che il paziente celiaco è costretto a mangiare limita il gusto?

«No. Le industrie che si occupano del gluten free hanno una serie infinita di prodotti che permettono ai celiaci di apprezzare una moltitudine di gusti. Anche la ristorazione nel campo del “fresco” è notevolmente migliorata permettendo ai celiaci di superare quel “gap” sociale che sino a qualche tempo fa li caratterizzava».

Oggi si sono fatti tanti passi in avanti relativamente alla celiachia ma spesso tanti ristoratori o gestori di attività come bar e trattorie sono impreparati. Cosa si può fare?

«Sino a qualche hanno fa la celiachia veniva considerata una di quelle malattie che limitavano i rapporti sociali dei soggetti affetti. Molto è cambiato, vi è molta più consapevolezza anche tra gli operatori commerciali. L’informazione e la formazione è fondamentale. Io ed il mio gruppo da diversi anni siamo impegnati a far conoscere ai futuri cuochi e ai futuri camerieri la celiachia e il gluten free. Possiamo affermare che vi è una sempre crescente sensibilità; anche perché – come sottolineiamo agli studenti – tra celiachia e gluten sensitività (intolleranza non immunologia al glutine), sono coinvolti circa l’8 % della popolazione mondiale, quindi un grande business per chi cerca nuove opportunità lavorative».

Perché spesso il celiaco si sente un ‘diverso’ quando è a tavola con parenti ed amici?

«Perché ancora c’è poca informazione sull’argomento, tanto si è fatto ma tanto ancora si deve fare».

Può fornirci l’elenco dei cibi consigliati ai celiaci? Spesso i prodotti confezionati e acquistati nelle farmacie (soprattutto il pane) non hanno un sapore buono. Si può fare il pane in casa?

«Si fa prima a comunicare gli alimenti che non possono essere assunti: il grano in tutte le sue forme, la segale e l’orzo, sull’avena ci sono studi in corso che sembrano rivalutare la possibilità di assumerla per i celiaci. Il pane in casa si può fare, a patto che si utilizzino farine prive di glutine».

Un’ultima domanda. Che prospettive di vita ha un celiaco?

«Le prospettive di vita sono sovrapponibili a quelle di un soggetto che assume glutine. Superato l’impatto psicologico iniziale, il soggetto celiaco nella maggior parte dei casi è un soggetto capace di nutrirsi meglio dei soggetti che assumono glutine, migliorando anche la sua prospettiva di vita senza soffrire di alcuna privazione».

Daniela Spalanca