Saclà. Tradizione conserviera made in Asti

Saclà. Tradizione conserviera made in Asti

Saclà

Non è noto a tutti, ma l’Astigiano ha una grandissima tradizione nel settore dell’industria conserviera. Di Nizza Monferrato era Francesco Cirio che, nel 1856, appena ventenne, fondò a Torino il primo stabilimento dell’omonima azienda agroalimentare oggi divenuta famosa in tutto il mondo. Fu anche il primo che intuì anche il grande potenziale agricolo del Sud Italia dove trasferì parte della produzione.

Non furono da meno Secondo Ercole, noto nella sua città (Asti) come “Pinin” e sua moglie Piera Campanella, che qualche decennio più tardi, attenti alle esigenze della loro terra e delle loro genti, nel 1939 fondarono la Saclà, acronimo di Società Anonima Commercio Lavorazioni Alimentari. Le verdure della valle del Tanaro crescevano, e tutt’ora crescono, in grande abbondanza e la loro intraprendenza li portò a sviluppare un sistema di conservazione per poter consumare queste eccellenze anche durante i freddi inverni dell’Astigiano. Furono i primi ad applicare su scala industriale le tecniche di conservazione di vegetali sott’olio, sott’aceto e in salamoia.

Il boom arriva nel dopoguerra e la Saclà si afferma a livello nazionale anche in virtù di importanti investimenti nella ricerca e, con l’avvento della televisione, grazie all’ausilio di intelligenti campagne pubblicitarie che hanno segnato la storia della comunicazione e che ancora oggi vengono ricordate per l’allegria dei jingle e l’originalità dei messaggi.

Tamburino SaclàUn’azienda che ha saputo cogliere i segnali del mercato e che ha continuato a produrre nuove linee in funzione delle esigenze dei consumatori, guardando, fin dagli anni ’90 all’Europa con l’apertura di stabilimenti in Francia, Regno Unito e in Germania, dove sono state create, sempre nel rispetto della tradizione italiana, linee di prodotto più adatte alle esigenze dei nuovi clienti.

Un’azienda che è ancora gestita dalla famiglia Ercole, che ha sviluppato tecniche e procedimenti di conservazione naturali e che è stata ed è tutt’ora punto di riferimento per l’economia astigiana. Con i suoi 55 milioni di barattoli del 2014 è leader del è leader nel mercato delle olive, del sottaceto e del sottolio ed esporta in oltre 40 paesi del mondo.

Non c’è da stupirsi se giunti ad Asti si viene colti da un leggero languorino e i succhi gastrici iniziano a mettersi in moto: l’aria qui profuma dei prodotti Saclà, di basilico quando in linea c’è il pesto, di cipolle sottaceto, di verdure di ogni tipo, insomma, qui quello che bolle in pentola nel grande stabilimento di piazza Amendola, poco fuori il centro storico, lo si sa semplicemente respirando.

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la Redazione